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Palazzolo
Acreide
Le
due chiese principali di Palazzolo sono esempi particolarmente rappresentativi
della ricchezza e del potere delle locali confraternite, al cui fondamentale
ruolo si attribuisce buona parte della ricostruzione dello spazio sacro
dopo il terremoto, non solo a Palazzolo, ma all’intero Val di Noto.
Attraverso i propri rettori e procuratori, le confraternite promuovono
suppliche e svolgono mediazioni assidue con la Diocesi di Siracusa per
il rilascio delle licenze di <<riparo>> e ripristino degli
edifici danneggiati, affidati all’abilità delle maestranze
locali. Amministrando notevoli capitali, le confraternite estendono il
loro controllo in tutta l’area di pertinenza delle chiese e del
relativo quartiere, gareggiando ciascuna, ai fini di affermare la supremazia
della propria parrocchia rispetto alle altre. La competizione, che si
traduce nella ricchezza delle architetture e degli apparati decorativi,
è anche un indicatore dei rapporti tra gruppi contrapposti della
società del tempo: la più conservatrice aristocrazia, che
si identifica nel quartiere di San Paolo, e i nuovi ceti urbani (artigiani,
commercianti, nuovi proprietari terrieri) che, riconoscendosi nel quartiere
di San Sebastiano, promuovono in questo sito l’ampio sviluppo post-1693.
L’opera dei capimastri e architetti attivi a Palazzolo e le vicende
stesse della ricostruzione della città condensano in modo significativo
i caratteri della rinascita dei piccoli borghi feudali del Val di Noto.
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