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Identificazione
Bene
proposto La
ricostruzione del Valle di Noto all’epoca tardo barocca
(sud-est
della Sicilia)
Luogo
Province
di Catania, Ragusa e Siracusa, Sicilia
Stato
coinvolto Italia
Data
Prima
proposta d’iscrizione ricevuta il 22 giugno 2000,
rivisitata
l’11 gennaio 2002.
Giustificazione proveniente dalla Stato coinvolto
I centri storici e gli ambienti urbani delle città proposte per
l’iscrizione, costituiscono un capolavoro del genio creatore dell’uomo
alla fine dell’epoca barocca.
Criterio I
Rivelano
un notevole ed unico scambio di valori umani, all’occasione dell’importante
sforzo collettivo compiuto nella ricostruzione delle città a seguito
del terremoto del 1693.
Le classi sociali del periodo (clero, aristocrazia e nuovi ceti medi urbani),
con il governo spagnolo, architetti e artigiani, lavorano per ricostruire
paesaggi urbani interi.
Criterio II
I
centri storici e i siti urbani proposti per l’iscrizione testimoniano
di tradizioni culturali che si sono perdute dappertutto, come le tecniche
di concezione e l’approccio novatore tipici del post 1693, epoca
in cui le forme artistiche minori e maggiori si intrecciano per dar nascita
ad un’unità particolare, e le conseguenze eccezionali degli
artigiani locali si sposano con il lavoro della pietra locale.
Criterio III
Sono
luoghi di notevole importanza per la forte concentrazione di edifici monumentali
dell’epoca tardo Barocca di un eccezionale valore architettonico
e decorativo, come le pietre e i tracciati degli edifici religiosi e delle
facciate con campanile. Le facciate, in quanto monumenti urbani, giungono
al loro apogeo con San Domenico a Noto, San Giorgio a Ragusa e San Giorgio
a Modica.
Criterio IV
Tuttavia
sono vulnerabili, perché disseminati in una regione sismica e a
causa del cattivo stato di gran parte della muratura, particolarmente
del calcare. In più Catania è a rischio di eruzione vulcanica.
Criterio V
Categoria di bene
In termini di categorie di beni culturali, così come sono definite
dall’articolo primo della Convenzione del patrimonio mondiale del
1972, si tratta di una serie di otto insiemi.
Storia
e descrizione
Storia
Alcune delle città proposte per l’iscrizione (Caltagirone,
Militello) sono d’origine pre-medievale e tutte esistevano nel Medio
Evo, generalmente attorno ad un castello e con fondazioni monastiche.
La maggior parte sembrano essersi modificate nel XVI eXVII secolo; sono
toccate, a gradi diversi, dal terremoto del 1693, che fece circa 93.000
vittime.
Catania, per esempio, viene distrutta, esattamente come Noto, in cima
al monte Alveria, mentre Militello è parzialmente distrutta e Ragusa
seriamente danneggiata. Anche le reazioni al terremoto variano: Catania
viene ricostruita interamente nello stesso sito, Militello viene parzialmente
abbandonata, a Ragusa si combina insieme nuovo a antico, e si ricostruisce
interamente Noto in un altro sito. Durante tutto il XVIII secolo le città
pullulano di attività di costruzione, soprattutto chiese, grandi
edifici pubblici e palazzi. Nel 1990, un altro terremoto tocca alcune
parti di certe città, Ragusa in particolare. La proposta d’iscrizione
poggia quasi interamente su l’arte e l’architettura urbana
del XVIII secolo e non fa menzione dell’economia urbana o delle
relazioni urbano/rurali.
Descrizione
Il sud est della Sicilia, un tempo territorio dell’antica provincia
Val di Noto, ospita centri urbani di un’omogeneità e qualità
eccezionali. Questi ultimi sono caratterizzati da numerosi edifici e monumenti
tardo barocchi, costruiti dopo i terremoti del 9 e 11 gennaio 1693 e che
causarono gravi danni ad una sessantina di città del territorio.
La zona sismica, il cui epicentro si trovava nel Val di Noto, si estendeva
dalla Calabria alla costa nord africana, passando per Malta.
La
maggior parte delle città del sud-est della Sicilia sono state
ricostruite nel sito originario (Catania per esempio). Alcune, come Noto,
sono state ricostruite in altro sito.
Altre come Ragusa e Palazzolo Acreide, sono state “doppiate”,
con nuovi centri urbani creati accanto a quelli originari. Altri ancora
sono stati spostati verso zone vicine già parzialmente urbanizzate
(Scicli e Modica, per esempio) o semplicemente aggiustate (Caltagirone).
La
ricostruzione del Val di Noto è stata una fortuna, che ha dato
luogo ad un immenso rinnovamento artistico, architettonico e anti-sismico
delle città, di stile medievale sino al 1693. L’architettura
e l’urbanistica “moderna” del sud-est della Sicilia
diventano la prima risposta specifica ad un sisma, risposta data da architetti
famosi come Rosario Gagliardi e Giovan Battista Vaccarini, da artisti
ispirati o ancora da migliaia di artigiani anonimi di talento. Fortemente
influenzato dalla moda barocca esteriore, “lo stile siciliano”,
comprese le sue famose facciate-torre, si sviluppa fino a diventare esso
stesso influente, un successo reso possibile dalle forti interazioni economiche
fra i diversi gruppi sociali all’indomani del disastro. Lo Stato
interviene massicciamente e la ricostruzione è ben organizzata:
sembra che questi due elementi siano stati le due condizioni sine qua
non di questa originale ed impressionante soluzione che ha trasformato
una vera catastrofe in opportunità. Duecento anni più tardi,
a causa di un lungo degrado e l’attività sismica, molti grandi
edifici e complessi monumentali necessitano di maggiori interventi in
materia di restauro, consolidamento e mantenimento.
Gli
otto centri storici e zone urbane proposti per l’iscrizione alla
Lista del patrimonio mondiale devono essere considerarti come rappresentativi
di una ricostruzione post-sismica di grande successo nei decenni che seguirono
l’anno 1693.
Caltagirone:
la più ad ovest fra le otto città proposte per l’iscrizione,
possiede un centro storico notevole per la sua urbanistica dalle molteplici
sfaccettature, le sue facciate architettoniche, e per il suo legame inusuale
fra il pre e post 1693. la sua ricca architettura s’iscrive in un
contesto urbano nato dalla configurazione del sito. Fra gli edifici più
importanti figurano le chiese Santa Maria del Monte, San Giacomo l’Apostolo,
San Giuseppe, San Domenico, San Salvatore (e il Monastero dei Benedettini),
Santa Chiara e Santa Rita (e il Monastero delle Clarisse), del Gesù
(e l’antico Collegio dei Gesuiti), Santo Stefano, San Francesco
d’ Assisi e, fra gli edifici secolari, la Corte Capitanale, il Museo
cittadino, l’antico monte di pietà e il ponte San Francesco.
Militello
Val di Catania: è un sito importante per la ricchezza della
sua architettura che risale al XIV secolo e per l’eccezionale tracciato
urbano a bastioni del XVII secolo, anteriore al terremoto, che era all’avanguardia
delle città feudali siciliane e che fu fedelmente riprodotto per
la ricostruzione dell’epoca tardo barocca. I suoi edifici principali
sono le chiese San Nicolò e Santa Maria della Stella, quest’ultima
completata nel 1741 nel sito di Sant’Antonio Abate e la prima zona
di San Leonardo.
Catania:
raggiunge un’urbanistica di una qualità particolare allorquando
viene ricostruita secondo un piano unitario esaustivo, geometrico sulle
rovine della città distrutta. Nel centro: Piazza Duomo e via Crociferi,
la vicinissima Badia di Sant’Agata, la Collegiata, il Monastero
Benedettino e Palazzo Biscari.
Modica:
è formata da due centri urbani, il primo in cima allo sperone roccioso
della collina degli Iblei, a sud, l’altro ricostruito ad un livello
inferiore dopo il sisma del 1693, con importanti e grandiosi monumenti
come la cattedrale di San Giorgio e la chiesa di San Pietro.
Noto:
eccezionale esempio di città totalmente ricostruita in un sito
vicino a quello originario, si eleva su due livelli: una sezione superiore
sull’altipiano ed una seconda ad un livello inferiore sul versante.
E’ in questa seconda zona che si trovano i palazzi nobiliari e i
complessi religiosi del XVIII secolo, la topografia, il piano urbano e
l’architettura si sposano per fondersi in un quadro barocco spettacolare.
Comprende nove complessi religiosi e molti palazzi.
Palazzolo:
come Modica, possiede due centri: un centro storico medievale, dove nell’antico
sito, ma lungo un nuovo asse, è stata ricostruita una città
nuova, ed una “città nuova” del post 1693 che si sviluppa
sul pendio che sale sino al sito più antico, l’Akrai greco.
Le due chiese, San Sebastiano e San Pietro e Paolo, sono in gran parte
ricostruite dopo il 1693; la prima accoglie i nuovi ceti urbani, la seconda
la vecchia nobiltà.
Ragusa:
l’antica Ibla è costruita su tre colline separate da una
profonda vallata. Conta anch’essa due centri, uno ricostruito sull’antico
tracciato medievale e l’altro, la città alta (attuale), nuovamente
costruito dopo il 1693. Conta nove magnifiche chiese e sette palazzi altrettanto
eccezionali, tutti barocchi. La città alta di Ragusa ha subito
l’impatto nefasto di uno sviluppo moderno inadeguato, e il complesso
urbano ha subito le conseguenze della vicinanza ad attività chimiche,
industriali e produzioni minerarie.
Scicli:
la via Francesco Mormina Penna si estende dal vicinissimo palazzo Beneventano,
forse l’unico in Sicilia a possedere una decorazione così
fantastica, in un quadro urbano dove
le chiese si trovano accanto ad edifici patrizi di epoca tardo barocca.
Tre chiese (San Giovanni l’Evangelista, San Michele e Santa Teresa)
datano del XVIII secolo.
Tutta la regione si trova in zona classificata a rischio sismico di livello
2 (l’ultimo terremoto è del 1990), con un’intensità
prevista tra 4-5 gradi della scala Richter.
Caltagirone e Noto potrebbero ugualmente subire scivolamenti di terreno
post-sismico, e Catania le distruzioni di un’eruzione vulcanica
dell’Etna. Tutte le città proposte per l’iscrizione
dispongono di un piano di protezione civile che evidenzia le principali
vie di fuga in caso di catastrofe. Circa 120.000 abitanti vivono nelle
otto città, la metà di loro nel centro storico di Catania.
Gestione
e Protezione
Stato giuridico
Nelle otto città, la maggior parte dei beni appartiene a privati.
Gli edifici religiosi aperti al culto appartengono principalmente alle
diocesi, e alcuni allo Stato italiano tramite il Ministero dell’Interno.
Le autorità locali sono proprietarie della maggior parte degli
edifici monumentali che presentano un qualsiasi valore architettonico.
Si tratta di istituzioni pubbliche e i beni di cui si occupano sono dunque
considerati come proprietà pubblica.
Gestione
Le principali misure di protezione e conservazione provengono dalla legislazione
nazionale e regionale per la protezione del patrimonio artistico, monumentale,
paesaggistico, naturale, sismico, idrogeologico e forestale, particolarmente
le leggi 1089/39, 1497/39, 64/74, 431/85 e quelle regionali 61/81 e 15/91.
In seno all’infrastruttura burocratica che mette in opera questi
testi, le diverse sezioni siciliane della Soprintendenza ai Beni Architettonici
e Ambientali rendono direttamente conto al servizio regionale del Patrimonio
culturale. A causa del fattore sismico l’Amministrazione Pubblica
incaricata della viabilità ha un ruolo importante nella sorveglianza
della sicurezza degli edifici e dunque della manutenzione del tessuto;
lavora direttamente agli ordini del servizio regionale dei Lavori pubblici.
E’
di pertinenza delle province di Catania, Ragusa e Siracusa e dei comuni
delle otto città proposte per l’iscrizione, vigilare alla
conservazione del patrimonio urbano e architettonico presente nei rispettivi
territori. Le quattro diocesi sono, per la loro parte, responsabili degli
edifici religiosi e del loro contenuto artistico, e ognuna di esse, se
si rendono necessari dei lavori, può rivolgersi a cinque agenzie,
dallo Stato sino a livello comunale.
Le
otto città proposte per l’iscrizione sono sottoposte a diversi
piani regionali, come quello per lo sviluppo economico e sociale regionale
che prevedono “progetti di messa in opera” come quello del
turismo e del patrimonio culturale. Quanto alle direttive regionali sulla
pianificazione del paesaggio, esse identificano, fra l’altro, quattro
“assi di intervento strategico implicanti direttamente la protezione
e la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente”, che comprendono
la conservazione e la classificazione del patrimonio d’interesse
storico, archeologico, artistico, culturale e documentario. Le otto città
sono identificate nei rispettivi piani urbani come zone territoriali omogenee
o centri storici in cui il patrimonio urbano e architettonico può
essere oggetto di lavori di restauro e manutenzione solo nel rispetto
della vocazione storica e culturale di ogni città. Ragusa possiede
un suo piano quinquennale.
La
conservazione viene finanziata ogni anno per via normale, nel quadro dei
bilanci regionali, provinciali e comunali. Ragusa e Ibla godono di un
finanziamento regionale speciale. Pertanto, immediatamente dopo il terremoto
del 13 dicembre 1990 sono stai sboccati 2.849 miliardi di lire per gli
edifici pubblici d’importanza architettonica, questa somma resta
ancora la principale fonte di finanziamento speciale. Successivamente,
970 miliardi di lire supplementari sono stati messi a disposizione degli
edifici storici di proprietà privata.
Nella prima proposta d’iscrizione non esisteva nessun piano di gestione,
benché fosse stato allegato un documento con questo titolo. Si
basava solo sul futuro. Sottolineava i notevoli ostacoli da superare per
raggiungere un accordo su una gestione omogenea negli otto comuni diversi
e distanti, sparsi in una vasta zona che implica il ricorso a diverse
agenzie nella gerarchia amministrativa. Tuttavia delineava le tappe che
permettevano di elaborare un simile piano ed elaborava una lista di tredici
obiettivi concernenti la ricerca, la messa a punto di una banca dati,
di misure anti-sismiche, la sorveglianza, l’integrazione dei programmi,
i partnernariati con il settore privato, la richiesta di fondi, soprattutto
presso istanze europee, la rigenerazione delle comunità locali
e il miglioramento dell’accesso.
Data
l’assenza di un piano di gestione, l’Ufficio ha deciso, durante
la sua venticinquesima sessione ordinaria del giugno 2001 di raccomandare
secondo l’indicazione dell’ICOMOS di differire l’esame
di questa proposta d’iscrizione , “individuando lo Stato coinvolto
a riconsiderare la natura, la portata e la struttura di una proposta nuova,
che includesse il piano di gestione”. L’11 gennaio 2002 l’UNESCO
ha ricevuto un dossier rivisitato di proposta d’iscrizione che ha
trasmesso tre giorni dopo all’ICOMOS.
Questo
documento includeva il testo di una convenzione tra il Ministero dei Beni
culturali e il Consiglio dei beni culturali della regione Sicilia datata
11 ottobre 2001, “sul metodo da utilizzare per concepire e mettere
in opera il piano di gestione” per il sito proposto per l’iscrizione.
L’Articolo 2 di questa convenzione recita: “ Il principale
obiettivo di questa collaborazione è di trovare la maniera più
efficace, all’interno dei limiti dell’attuale legislazione
in vigore, per coordinare le azioni di tutti i consigli locali in oggetto
e per assicurare la loro cooperazione al fine di evitare ogni sovrapposizione
e ripetizione inutile di operazioni e lo spreco di risorse, provocate
dalle numerose entità incaricate della gestione dei beni proposti
per l’iscrizione, sia indipendentemente che per gruppi. Le parti
dovrebbero anche trovare il metodo e dunque fare il lavoro preparatorio
e applicare il piano di gestione. Quest’ultimo può essere
considerato come una guida tecnica che fornisce gli orientamenti alle
numerose parti in causa, un quadro per preservare il patrimonio ed accrescere
la presa di conoscenza culturale e il valore economico del sito sottoposto
all’approvazione dell’UNESCO”.
E’
stato aggiunto un altro documento, anch’esso allegato, dal titolo
“piano di gestione del Val di Noto: obiettivi e strutture”.
L’8 novembre 2001 si è tenuta una riunione a Siracusa con
i rappresentanti di tutti i comuni concernenti gli otto siti proposti
per l’iscrizione. E’ stata creata una commissione di esperti
per redigere il piano di gestione definito dalla convenzione citata in
precedenza. Questa commissione ha prodotto delle raccomandazioni dettagliate
per la redazione del piano di gestione. Il suo principale obiettivo sarà
di “perseguire l’integrazione della conservazione e delle
funzioni di valorizzazione che dipendono dalla gestione dei beni e del
loro ambiente”. A questo scopo, “contribuirà a modificare
il campo di applicazione del processo di valorizzazione dei beni e accrescerà
di conseguenza i suoi obiettivi, sia generali che specifici; ridefinirà
i processi di assunzione di decisioni per ciò che riguarda i beni
protetti e il loro ambiente immediato”.
Il
processo di valorizzazione dei beni prevede il sostegno dello sviluppo
locale, oltre agli obiettivi classici di miglioramento della conservazione
e di azioni pedagogiche. Nel campo dell’assunzione di decisioni,
l’obiettivo è modernizzare le strutture di gestione così
come le funzioni esistenti di strategia e gestione.
La concezione e la messa in opera del piano si faranno in tre fasi. La
prima consisterà in un’analisi dettagliata di tutte le attività
e le funzioni dei beni,che riprenderà la loro genesi ed il loro
sviluppo. Si tratterà anche di valutare obiettivamente il livello
di efficacia raggiunto nella gestione di queste attività. Nella
fase successiva, si porrà l’accento sul modo di integrare
la gestione dei beni e della zona (dal punto di vista dell’ambiente
fisico e sociale), con particolare attenzione alla qualità dell’ambiente,
alla ricettività e all’accessibilità della zona. Nella
terza fase, si tratterà d’integrare il processo di promozione
dei beni e il contesto economico locale.
Alla
riunione di novembre a Siracusa, sono state adottate le grandi linee del
seguente piano di previsione:
1.
Analisi della situazione attuale: zona; risorse; problemi; partecipanti;
sistemi attuali.
2. Definizione delle strategie di conservazione e di promozione: obiettivi
strategici; partecipanti e responsabilità; misure che i partecipanti
devono prendere; attività durevoli attuali o potenziali; attività
promozionali; finanziamento.
3. Manutenzione nel rispetto della preservazione, restauro e ripristino
dello stato antico; valutazione dello stato esistente; definizione del
campo di azione; organizzazione dei sistemi d’informazione e di
consultazione; programmazione degli avvenimenti; monitoraggio e prove.
4. Prevenzione dei rischi: documentazione, definizione delle strategie
e delle priorità, progetti e programmi di manutenzione e consolidamento;
piani di emergenza; monitoraggio.
5. Impatti economici previsti (turismo ed altre attività economiche);
definizione di un programma integrato; definizione di un piano di valorizzazione
del turismo; utilizzazione dei siti culturali per il turismo; definizione
dei diversi profili di turismo; definizione dei profili dei visitatori,
ecc.; valutazioni delle potenziali capacità d’accoglienza;
promozione e immagine; trasporto e accesso; azione pedagogica; identificazione
di altre risorse e produzioni culturali materiali e immateriali; piano
di marketing regionale; identificazione delle risorse finanziarie.
6. Programmazione e messa in opera del piano; comitato di coordinamento;
programmi annuali degli interventi; relazioni fra programmi annuali e
piani a medio e lungo termine; valutazione delle risorse finanziarie.
7. Monitoraggio: valutazione dei parametri e programmazione; programmazione
delle azioni e dei rapporti; prove del piano di gestione.
Le
raccomandazioni dettagliate del piano di gestione sono state studiate
dall’ICOMOS che le considera pienamente conformi alle esigenze degli
Orientamenti che devono guidare la messa in opera della Convenzione del
patrimonio mondiale.
Conservazione
e autenticità
Storia della conservazione
La storia della conservazione delle otto città proposte per l’iscrizione
può riassumersi semplicemente: una manutenzione a lungo termine
alle prese con un degrado a lungo termine, punteggiato da terremoti (e
eruzioni vulcaniche nel caso di Catania), in un contesto di rischio sismico
permanente.
Autenticità
e integrità
Il grado di autenticità e integrità artistico, architettonico
ed estetico è elevato, sia in termini di qualità, che di
sopravvivenza. La sopravvivenza quasi totale, con poche intrusioni inappropriate,
di piani urbani che esprimono la gamma delle possibili reazioni di fronte
al disastro del 1693, accresce ancora la qualità e l’interesse
di questa proposta, sul piano dell’autenticità come su quello
dell’ntegrità.
Valutazione
Azione dell’ICOMOS
E’ stata effettuata una perizia dell’ICOMOS nelle città
proposte per l’ iscrizione nel gennaio 2001. L’ICOMOS ha anche
consultato il suo Comitato scientifico internazionale sulle città
e villaggi storici (CIVVH).
Caratteristiche
La città offre numerosi esempi d’arte e d’architettura
dell’epoca tardo barocca, di grande qualità e di una notevole
omogeneità, secondo le circostanze proprie dell’epoca, nel
luogo e nel contesto sociale nei quali sono nati. Le loro attuali condizioni
vanno da zone urbane considerevoli con tracciato del XVIII secolo fondamentalmente
conservato alla più grande di queste città, Catania, in
cui la geometria del piano urbano del 1690 e la grandezza degli edifici
coesistono con il caos e la circolazione di una moderna città indaffarata.
Globalmente, si può constatare la lenta rovina della muratura e,
inevitabilmente in una regione sismica nota, il timore di una prossima
catastrofe. Catania potrebbe anche essere toccata da un’eruzione
vulcanica.
Analisi
comparativa
Non esiste in Europa nessun altro fenomeno urbano e architettonico del
periodo barocco di paragonabile interesse. Il suo contesto, quello di
una ricostruzione all’indomani di un terremoto, accentua ancor di
più il suo interesse.
Uno
sforzo di simile ricostruzione fu simultaneamente messo in opera a Malta,
anche se lì il terremoto del 1693 causò meno danni. L’antico
centro-città di Mdina fu ricostruito, come Catania, nello stesso
sito, mentre La Valletta, di costruzione più moderna, fu meno colpita.
Globalmente Malta conferma certi tratti siciliani come rappresentativi
della reazione mediterranea ad un terremoto nel periodo barocco; tuttavia,
il fenomeno di ricostruzione maltese è di portata di gran lunga
inferiore e ha dato luogo alla nascita di un minor numero di monumenti,
più facili da gestire.
Nel
1775 un terremoto distrusse Lisbona, facendo 30.000 morti. La pertinenza
di questo fatto in rapporto alla Sicilia non risiede nell’architettura
in quanto arte, quanto piuttosto nell’architettura in quanto ingegneria
strutturale. Dopo il 1693, la Sicilia diviene pioniera nella ricerca sulla
costruzione anti-sismica, ed è nel quadro della ricostruzione siciliana,
soprattutto a Catania, che furono applicate le prime normative anti-sismiche.
Quest’aspetto fu sistematicamente ripreso dai portoghesi nella seconda
metà del XVIII secolo.
Osservazioni
e raccomandazioni dell’ICOMOS per azioni future
Nella sua prima valutazione l’ICOMOS notava che le otto città
proposte per l’iscrizione erano il frutto di un’accurata selezione
fra un numero molto più elevato di città toccate dal terremoto
del 1693. Si chiedeva, tuttavia, se sarebbe stato possibile effettuare
un’ulteriore selezione.
Nel
dossier di proposta d’iscrizione rivisitato, lo Stato coinvolto
presenta argomenti convincenti per ognuna delle otto città, individualmente
e nel loro insieme. L’ICOMOS accetta questa valutazione rivisitata
e questa nuova interpretazione, ed esprime la sua gratitudine allo Stato
coinvolto per le competenze e l’erudizione con le quali ha presentato
l’informazione.
Breve
descrizione
Le otto città del sud-est dell’Italia proposte per l’iscrizione
sono state tutte ricostruite dopo il 1693, nel sito o accanto alle città
esistenti prima del terremoto di quell’anno.
Rappresentano un’iniziativa collettiva considerevole, condotta con
successo sino ad un alto grado di realizzazione architettonica e artistica,
globalmente conforme allo stile tardo barocco, ma presentano innovazioni
notevoli nel campo dell’urbanistica e della costruzione.
Dichiarazione
di valore
Il terremoto catastrofico che scosse il sud-est della Sicilia nel 1693
causò terribili danni ad un certo numero di città della
regione. Il loro restauro e la loro ricostruzione portò alla creazione
di un insieme eccezionale di città che riflettono l’architettura
dell’epoca tardo-barocca prevalente in tutte le sue forme e applicazione
alla fine del XVII secolo.
Raccomandazioni
Che questo bene venga iscritto sulla Lista del patrimonio mondiale sulla
base dei criteri I, II, IV e V:
Criterio
I
Questo gruppo di città del sud-est della Sicilia offre una testimonianza
eccezionale del genio esuberante dell’arte e dell’architettura
dell’epoca tardo barocca
Criterio
II
Le città della valle di Noto rappresentano l’apogeo e la
fioritura finale dell’arte barocca in Europa
Criterio
IV
La qualità eccezionale dell’arte e dell’architettura
dell’epoca tardo-barocca della valle di Noto risiede nella sua omogeneità
geografica e cronologica, così come la sua abbondanza è
il risultato del terremoto del 1693 in questa regione
Criterio
V
Le otto città del sud-est della Sicilia che costituiscono questa
proposta d’iscrizione sono caratteristiche dei modelli di creazione
urbana di questa regione e sono situati sotto la minaccia costante dei
rischi di terremoti e delle eruzioni dell’Etna. Mentre l’ICOMOS
apprezza la ragione del cambiamento di titolo del bene proposto per l’iscrizione,
suggerisce che lo Stato coinvolto prenda in considerazione la seguente
modifica supplementare, al fine di pervenire ad una migliore armonizzazione
con i titoli dei beni iscritti nella lista del patrimonio mondiale: “Le
città dell’epoca tardo-barocca della valle di Noto (sud-est
della Sicilia)”
ICOMOS,
gennaio 2002
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